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Una speranza per la Birmania

                        

Oggi tralasciamo un pò le vicende politiche nazionali per dare spazio ad una notizia, almeno apparentemente, molto positiva. Si tratta della Birmania, dove la giunta miliatare al potere dal 1962 ha annunciato un referendum costituzionale per Maggio 2008 e nuove elezioni nel 2010. Si tratta di una notizia a dir poco sorprendente, visto che non sono così lontani nella memoria i giorni della repressione della "protesta dei monaci" per le libertà individuali. Soprendente, in un Paese dove è negata qualsiasi libertà e dove ogni voce di opposizione è uccisa o torturata o imprigionata. Persino la leader dell'opposizione e Premio Nobel per la Pace 1990, Aung San Suu Kyi, è costretta a non muoversi di casa.

Proprio il partito di Aung San Suu Kyi, la Lega Nazionale per la Democrazia, si è dichiarato "sorpreso" dalla decisione. Certo, i precedenti non sono incoraggianti: le ultime elezioni svoltesi nel Paese, quelle del 1990, furono vinte proprio dal LND, cui però la giunta rifiutò di cedere il potere. Inotre, in un paese così fortemente controllato dalla giunta militare, il sospetto che le elezioni saranno solo un mezzo per tenere a bada la comunità internazionale, manipolandole con brogli, è forte. Ma, se si svolgeranno davvero queste votazioni, la Birmania avrà comunque un barlume di speranza.

Pubblicato il 9/2/2008 alle 20.5 nella rubrica Diario.

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