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Viva gli operai, "ma anche" la buona imprenditoria

                              

Ieri, parlando a margine del consiglio nazionale dei Verdi, (l'ex?) Presidente della Camera, nonchè candidato premier per la Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti, ha dichiarato: "Un operaio è un imprenditore nella stessa lista? La mia cultura mi dice che ce n'è uno di troppo". Bertinotti si riferisce alla scelta del Partito Democratico di candidare come capilista Antonio Boccuzzi (34 anni, sopravvissuto della strage della TyssenKrupp), e Matteo Colanninno (34 anni, presidente dei Giovani Industriali).

Mi sembra doverso intervenire nella vicenda. Perchè trovo semplice anacronistica e sbagliata una simile affermazione. L'epoca dei conflitti di ideologie, delle visioni "manichee" della realtà, in cui una parte incarna il "male assoluto", e viceversa, dovrebbe essere ormai superata. Così come è sbagliata una politica che pensi solo agli interessi dell'imprenditoria, è sbagliata una politica che pensi solo agli interessi dei lavoratori, guardando all'imprenditore come il nemico da abbattere. L'Italia, e qualsiasi democrazia, ha bisogno di una politica che abbandoni certe stupidità e lavori per il benessere comune, dei lavoratori "ma anche" degli imprenditori. Condannando la "mala-imprenditoria", cioè quella dell'evasione fiscale, della mancanza di tutele, della scarsa attenzione alla sicurezza. Ma premiando la buona imprenditoria, quella che ha interesse nel valorizzare l'impegno dei suoi dipendenti, quella che investe sulla sicurezza, quella che incoraggia il lavoro femminile e giovanile.

Ora, non so se Matteo Colanninno incarni quest'ultima parte dell'imprenditoria. Ma, certamente, non si può generalizzare, nè in un senso nè nell'altro. Per questo, non posso non vedere positivamente la scelta del PD: anche se, ovviamente, ciò che veramente conta è la sostanza, più che la forma.

Pubblicato il 18/2/2008 alle 18.29 nella rubrica Diario.

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