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Quei "terroni" dei Padani

                             

Vi segnalo questo articolo comparso ieri sul Corriere di Como. Sono le opinioni di Giuliano Bignasca, leader della Lega dei Ticinesi, i fratelli svizzeri della Lega Nord, sui Comaschi (e quindi su tutti i "padani").

Leghisti ticinesi contro i comaschi

Il caso Reazioni indignate di edili e artigiani: «Tutto il Cantone dovrebbe ringraziarci»
Il leader Bignasca accomuna lariani e romeni: «Ci portano via il lavoro»

di Davide Cantoni

I comaschi' «Come i romeni». Così la pensa il Toro Seduto d'oltreconfine, Giuliano Bignasca, ex scalpellino luganese, oggi imprenditore e leader massimo della Lega dei Ticinesi. Il movimento è reduce dal grande successo elettorale delle comunali. Urne chiuse ma fibrillazioni da campagna elettorale per Bignasca, che ne ha per tutti.
E siccome il Sud del Ticino è la Lombardia, la minaccia sono, appunto, i lariani. In un'intervista al quotidiano La Stampa, Bignasca ha dato colpi di mannaia senza troppo badare alla forma.
«Il problema sono i romeni ma pure i comaschi che vengono qui a lavorare, non li controlla nessuno, si fanno pagare meno del dovuto, portano via lavoro ai ticinesi e riportano in Italia valuta», ha detto, tanto per cominciare.
L'analisi è questa: «I romeni e i comaschi, dal 2003, possono venire in Ticino, sono impiegati a tempo determinato nell'industria e nei servizi, si fanno pagare niente e rovinano il mercato del lavoro». Insomma il problema sono i frontalieri che hanno invaso il sacro suolo.
«Siamo stati sommersi dai frontalieri - dice il leader leghista - prima erano 35mila, adesso sono 50mila». Insomma, c'è sempre un Nord che sta più in alto. È questione di prospettive. Ma chiudere le frontiere non è cosa. «Non si può», dice Bignasca.
«E poi i frontalieri mica sono tutti uguali». Buoni e cattivi' Non esattamente. «Ci sono gli operai regolari - spiega - Noi non possiamo più fare quei lavori lì che fanno loro, nell'edilizia, nell'industria. Lavorino loro a 1.500 euro al mese. In Svizzera mica si vive con quei soldi. Ma è giusto che poi tornino a casa loro». Insomma va bene qualche comasco, se proprio si deve, ma la sera ciascuno dalla propria parte della frontiera. «Tutta colpa della globalizzazione», secondo l'inventore dei manifesti con gli indiani d'America (usati anche dalla Lega in Italia).
Gli indiani sono finiti nelle riserve, è la tesi, perché mancavano regole sull'immigrazione. «Fino a quando l'Italia non avrà il federalismo fiscale ci porteremo dietro tutti questi problemi. Bisogna convincere la gente a non fare più avanti e indietro dalle frontiere». Però.
«Chi guadagna bene è meglio che stia da noi. Gli altri non possono venire qui solo a lavorare, farsi pagare poco e poi spendere tutto in Italia. Questa cosa ci costa il 3-4% del bilancio». Questione di pecunia, non di antipatia dunque.
«Non sono dichiarazioni accettabili - è la secca replica del senatore lariano del Popolo della Libertà, Alessio Butti - Credo che Bignasca parli per nulla, la Svizzera ha sottoscritto accordi bilaterali che permettono ai comaschi e a tutti gli italiani di lavorare senza problemi. Semmai è il sistema italiano a registrare disagi, visto che molte delle nostre professionalità finiscono in Ticino. Se c'è danno è per le nostre imprese».
La strada da seguire è quella delle intese. «Credo che le aziende italiane ed elvetiche - dice Butti - debbano allearsi, questo è il percorso che stiamo seguendo e che ho sempre promosso. Il Ticino rappresenta il 5% delle imprese svizzere, la vera ricchezza sono le aziende del Nord e della Lombardia».
Bignasca è molto vicino al leader della Lega Nord, Umberto Bossi, alleato del Pdl. Un problema' «Fuori dall'Italia Bossi scelga gli alleati che crede. Ma Bignasca invece di cercare alleanze fa la guerra al Nord. Mi pare una politica squilibrata che non merita attenzione».
Sulla stessa linea Patrizio Tambini, assessore provinciale. «Sono affermazioni non supportate da elementi, lasciano il tempo che trovano. È enfasi post elettorale che denota superficialità».
Rapporti rovinati con il Ticino' «Non direi - dice Tambini - sono parole di un singolo. Cosa accadrebbe se, per esempio, perdessero gli infermieri comaschi' I lariani sono evidentemente più professionalizzati, altrimenti perché assumerli'». Sceglie la via della prudenza Edgardo Arosio, segretario provinciale della Lega Nord.
«Credo che queste affermazioni - dice - non appartengano a Bignasca per come lo conosco. Visti i rapporti che ci legano, credo che le sue parole siano state male interpretate. Ci sono molti temi che ci avvicinano, poi è chiaro come ciascuno voglia gestire in autonomia le cose in casa propria».
Prudenza. «Preferirei sentirle da lui queste cose - conclude Arosio - a volte le interviste possono essere fraintese. Io penso che possa chiarire».

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Provate a sostituire ai "ticinesi" i "padani" e ai "padani" i "terroni"
(o gli stranieri, che per loro sono la stessa cosa. Ne verrebbe fuori una bella lezione per Bossi & Co: tutto è relativo.

Pubblicato il 26/4/2008 alle 21.4 nella rubrica Diario.

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