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Divieto di intercettazioni, un nuovo indulto

                          

Sono mesi e mesi che le attuali forze di Governo ci assillano con la cosidetta "emergenza sicurezza". Al di là di tutte le discussioni che si sono fatte, si fanno e si continueranno a fare sui provvedimenti del Governo, vorrei sottolineare una evidente contraddizione nell'azione del Governo: ovvero il divieto (quasi) totale dell'uso delle intercettazioni.

Intenzione che Berlusconi ha più volte espresso in campagna elettorale e ribadita successivamente in molte occasioni, l'ultima oggi all'incontro dei Giovani Industriali a Santa Margherita Ligure davanti ad Emma Marcegaglia. Ebbene, nel prossimo Cdm dovrebbero essere abolite le intercettazioni tranne che per mafie e terrorismo; previsti 5 anni di carcere per chi eseguirà o diffonderà intercettazioni non più consentite.

Questa è una misura inaccettabile ed ingiustificabile. Già la Giustizia Italiana è quella che è: vogliamo pure levarle uno dei suoi più importanti strumenti d'indagine? Tra l'altro indispensabile per reati quali concussione e corruzione (tant'è vero che l'ANM parla di una loro "depenalizzazione di fatto")?

E come ribatte il Ministro della Giustizia Alfano di fronte a queste sacrosante critiche? "Un terzo delle spese giudiziarie va in intercettazioni". A parte il fatto è che, se succede questo, ci sarà un motivo no? Evidentemente è uno degli strumenti più utili. Inoltre, sarebbe come per l'indulto: siccome non ci sono carceri, via i detenuti; siccome non ci sono soldi, non investighiamo, non incarceriamo. E no: invece che sprecarli, i soldi pubblici devono essere destinati a costruire più carceri e a finanziarie la macchina della Giustizia. Infine, ultimo tentativo di giustificarsi, il più insensato: "Tuteliamo la privacy". Ah, se per questo anche con tutti gli altri strumenti d'indagine si "viola" la privacy ... sennò che indagine sarebbe?

No a nuove forme di "indulto". No al divieto di intercettazioni.

Pubblicato il 7/6/2008 alle 19.40 nella rubrica Diario.

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