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Un passo in avanti contro la discriminazione

                                                     

100 mila euro. Questo il risarcimento che il Ministero della Difesa e quello dei Trasporti dovranno pagare a Danilo Giuffrida, 26 anni, cui era stata sospesa la patente per "disturbo dell'identità sessuale". Lo ha stabilito oggi il Tribunale di Catania, dopo tre anni di dibattimento. La vicenda risale infatti al 2005, quando, alla visita di leva, il giovani dichiarò di essere omosessuale: la motorizzazione civile, informata dall'ospedale militare di Augusta della mancanza dei "requisiti psicofisici richiesti" (a causa del "disturbo dell'identità sessuale"), gli sospese la patente di guida. Il giovane fece quindi ricorso al TAR, che stabilì che "l'omosessualità non può considerarsi una malattia psichica", e successivamente domanda di risarcimento.

"Un passo avanti per i diritti civili", come ha commentato lo stesso Giuffrida. Perchè non è ammissibile che persino lo Stato discrimini l'omosessualità, ritenendola di fatto una "malattia psichica". Uno Stato dove non esiste una norma complessiva che tuteli dalla discriminazione per orientamento sessuale, come ricorda il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso.

Come si può pretendere che i cittadini non discrimino se è lo Stato stesso a farlo? Come si può pretendere che certe persone comprendano che, anche se la maggior parte di noi fa una determinata scelta, non vuol dire che altre scelte siano sbagliate, se chi rappresenta lo Stato si comporta come se queste altre scelte fossero delle "malattie"?

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Pubblicato il 12/7/2008 alle 19.8 nella rubrica Diario.

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