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Infrastrutture, seguire il modello-Mestre

                                              

Oggi è stato inaugurato ufficialmente il "passante di Mestre". Un opera di cui si sentiva l'esigenza fin dagli anni Settanta, quando ci si rese conto dell'errore di aver costruito la Venezia-Trieste senza collegarla alla Milano-Venezia. Poi si rattoppò con la costruzione della tangenziale di Mestre, una tangenziale "urbana", che subito dimostrò la sua insufficienza di fronte all'espansione del "mercato dell'Est" (la Milano-Venezia-Trieste è la principale via d'accesso all'Est Europa, non solo per l'Italia). Se poi ci aggiungiamo il traffico confluente dalla Statale Romea, che preleva il traffico dell'Adriatica, ne otteniamo un groviglio di TIR che paralizzava l'area tanto da farla rinominare "Valico di Mestre" per la sua lentezza.

Tutti, sindacati, imprenditori, cittadini chiedevano una soluzione. Si è pensato a varie soluzioni, fino ad arrivare alla fine del millenio con quella di un "passante" che aggirasse la tangenziale (e Mestre) congiungendo la Milano-Venezia e la Venezia-Trieste con un percorso alternativo. Idea concretizzata nel 2004, quando il precedente Governo Berlusconi la mise in cantiere nell'ambito della "legge Obiettivo", e che in poco più di 4 anni è stata ultimata. O quasi, visto che mancano alcuni raccordi e barriere, ma nei fatti è già percoribbile.

Certo, il tratto era pianeggiante e senza troppi intralci architettonici, però aver realizzato in così poco tempo un infrastruttura importante è un ottimo segnale. Vuol dire che in Italia si possono realizzare le infrastrutture, vuol dire che in Italia ci può essere continuità nelle scelte infrastrutturali dei Governi (il Ministro Di Pietro, infatti, ha proseguito e finanziato la quasi totalità delle infrastrutture progettate dai Governi precedenti), vuol dire che la logica del veto può essere aggirata. E se pensiamo alle incidenze di tutto ciò sullo sviluppo occupazionale, economico ed industriale, possiamo e dobbiamo sperare che il modello Mestre venga applicato in tutta Italia.

Ma attenzione: facendo infrastutture utili e inserite nella "rete" infrastrutturale. Altrimenti si costruiscono "cattedrali nel deserto", utili per la propaganda e per aiutare imprenditori amici, ma non lo sviluppo dell'Italia. Perchè, ad esempio, sprecare miliardi nella costruzione del Ponte di Messina è inutile se non si fanno autostrade decenti per arrivarci in Sicilia e in Calabria. A cominciare dalla Salerno-Reggio Calabria. Anzi, non mi ci fate pensare che con i suoi 40 anni di cantieri mi fa perdere l'ottimismo per la realizzazione del Passante.

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Pubblicato il 8/2/2009 alle 20.4 nella rubrica Diario.

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