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Super-Marchionne

                                                  

Di dinamiche industriali capisco poco, dunque perdonate se magari scriverò delle boiate. Però la cosa mi sembra talmente assurda ed evidente che difficilmente mi sarò sbagliato.

Mi riferisco alla Fiat, e alle sue "strategie". Come saprete, la Fiat, come tutte le case automoblistiche di questo mondo, è in grave crisi di vendite. Causa la crisi, le auto non si vendono più, e così rischiano di chiudere diversi stabilimenti (se non le case automobilistiche stesse). Anche la Fiat pensa di chiudere degli stabilimenti, in particolare quello di Pomigliano, in provincia di Napoli, dove una settimana fa un'intera città si è mobilitata per gridare la necessità di salvare quello stabilimento, che è la principale fonte di lavoro in Campania e dà lavoro, direttamente e indirettamente, a migliaia di lavoratori, in una terra dove l'alternativa è putroppo rappresentata dalla malavita. La motivazione della chiusura? A Pomigliano si producono auto non coperte dagli incentivi governativi e che dunque non si venderanno più. Evidentemente soldi per riconvertire lo stabilimento non ce ne sono, oppure uno stabilimento del genere non rientrerebbe nelle strategie dell'azienda.

Tuttavia, contemporaneamente la Fiat si è arrischiata in una impresa quasi senza precedenti: sbarcare nel mercato americano, rilevando di fatto, tramite alleanza, le redini della terza compagnia statunitense, la Chrysler. Tant'è vero che oggi Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, si è recato in America alla task force messa in campo dal Governo USA per salvare il settore.

La domanda è: ma se 'sta Fiat è tanto in crisi da non poter salvare Pomigliano, come può coerentemente salvare una compagnia come la Chrysler? Due sono le cose: o Marchionne vuole fare un salto nel buio, mandando a gambe all'aria l'azienda più importante d'Italia (con tutte le conseguenze economiche), oppure se ne strafrega di 5-6mila lavoratori per vivere il "sogno americano". In entrambi i casi ... a prenderlo in quel posto è sempre la povera gente.

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Pubblicato il 6/3/2009 alle 21.43 nella rubrica Diario.

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