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Liberticidi

                                                    

Non sono un fanatico della "par condicio" politica in TV. O, meglio, per me "par condicio" non vuol dire mettere sullo stesso piano un partito dell'1% ed uno del 30%. Ed è la tesi che portano avanti da anni i berluscones, che ad ogni appuntamento elettorale non esitano di definire, per questo motivo, "liberticida" questa legge (l'ultimo è stato, pochi giorni fa, il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani).

Tuttavia, io vado un po' oltre. Posta quella premessa, infatti, per me "par condicio" vuol dire garantire non l'uguaglianza, ma l'equilibrio politico in TV, e sempre, non solo nei periodi elettorali. Ovvero, se un partito rappresanta l'X% degli Italiani, deve avere l'X% degli spazi televisivi occupati dalla politica, o comunque una percentuale che non se ne allontanti troppo. Altrimenti, farei scattare le multe, e pesantissime, fino alla chiusura del programma o dell'emittente incriminato; a meno che queste ultime non decidano di essere ufficialmente "di parte" (libere di esserlo, a parte la RAI, che è servizio pubblico), e allora dovrebbero essere imposti dall'Agcom dei "disclaimer" prima di ogni trasmissione "di parte" che avvisino, dati alla mano, i telespettatori della sua faziosità (dal punto di vista degli spazi destinati ai diversi partiti, ovviamente ... la faziosità dei contenuti non è così facilmente misurabile). Anche se, nei periodi elettorali, comunque "disequilibrerei l'equilibrio" un po' a vantaggio delle liste nuove e dei partiti minori, perchè altrimenti si rischierebbe di aver un equilibrio forzatamente rigido; in compenso, prevederei la possibilità di fare i famosi "scontri diretti" tra i due principali candidati (ma anche tre se la situazione lo richiede: insomma, quelli sostenuti dai partiti più rappresentativi).

Già sto scendendo troppo nei dettagli, e vi risparmio le mie idee su come aggiornare periodicamente le "percentuali di rappresentatività" dei partiti sui quali basare l'equilibrio "politico" in TV. Comunque, se si parlasse di questo tipo di riforma della "par condicio", sarei d'accordissimo. Temo tuttavia di no, visto che altrimenti il Governo sarebbe costretto a rinunciare alla gran crassa mediatica che riceve quotidianamente dalle TV italiane, a cominciare dai Tg. Come testimoniano da sempre i dati dell'Agcom, autorità indipendente sulle Comunicazioni che dovrebbe proprio risolvere questo tipo di problemi (e in realtà fa poco o nulla, perchè è gestita dalla politica): per esempio quelli sul "tempo di parola" destinato dai principali Tg alle varie forze politiche nel Dicembre 2009 (ultimi dati disponibili). Sommando i dati relativi alla maggioranza (Pdl, Lega, Governo e Premier), alle opposizioni (tutti gli altri partiti) e alle istituzioni (UE e Presidenti di Repubblica, Camera e Senato), otteniamo:

Tg1 = 58.29% - 23.11% - 18.60%
Tg2 = 56.63% - 24.63% - 18.74%
Tg3 = 39.10% - 45.56% - 15.34%
Tg4 = 79.97% - 11.48% - 8.55%
Tg5 = 62.72% - 21.02% - 16.26%
St.Ap. = 72.61% - 14.3% - 13.09%
TgLa7 = 51.75% - 27.15% - 21.10%

Le cifre parlano da sole.

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Pubblicato il 1/2/2010 alle 20.54 nella rubrica Diario.

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