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Beneficenza privilegiata

La manovra finanziaria di quest'anno si sta dimostrando, per la prima volta da tanto tempo, una grande occasione di fervido confronto e dibattito in tutto il Paese, non solo nelle sue classe dirigenti: in Parlamento, al bar, sui social-network, persino sotto l'ombrellone, ognuno prova a dire la sua su "dove trovare i soldi".

Capita così che cada uno dei grandi tabù della politica italiana, ovvero i privilegi della Chiesa. Per la prima volta le rivendicazioni del mondo "laico" non restano confinate nei forum dedicati, nei siti dedicati o in qualche dibattito o iniziativa dei Radicali ma sconfinano, seppur non a sufficienza, nel grande dibattito nazionale, costingendo la classe dirigente nazionale a rispondere a tali rivendicazioni, seppur con una levata di scudi pressochè universale e comunque trasversale, a parte poche lodevoli eccezioni. D'altronde l'Italia non è ancora matura per poter affrontare tali questioni, essendo tali argomenti conosciuti e affrontati quasi esclusivamente da due esigue minoranze estremiste, tra i difensori "in blocco" della Chiesa cattolica e coloro che vorrebbero farla fuori "in blocco", senza distinzioni, un po' come certi movimenti antipolitici. Il resto degli Italiani, la stragrande maggioranza, continua a disinteressarsi di certi argomenti, lasciandosi andare ad un pressapochismo conformista che, inevitabilmente, finisce con l'appoggiare la conservazione dello status quo; manca insomma quella presa di coscienza "di massa" che consentirebbe di affrontare finalmente certe questioni e soprattutto costringerebbe la politica ad affrontarle, e stavolta non solo per una fugace svegliata estiva.

Dubito dunque che in Parlamento verrà approvata qualcuna delle proposte avanzate da Radicali e movimentisti. Certo resta la rabbia per la mancanza di coraggio da parte di chi dovrebbe tirar fuori l'Italia dal pantano e che si appresta invece a farlo con la solita lentezza pachidermica e moderatismo sfrenato, se è vero che il Pd (insieme ovviamente al Terzo polo) si schiera apertamente contro ma soprattutto Sel e Idv, che pure dovrebbero rappresentare la parte più "radicale" delle opposizioni, tacciono senza nemmeno il coraggio di prendere una posizione, che sia in un senso o nell'altro.

Eppure si tratta di cose di buon senso. Non si capisce perchè la Chiesa dovrebbe godere di particolari privilegi fiscali, tutto qui. Specialmente quando, nel frattempo, si tagliano agevolazioni fiscali a famiglie e imprese. Soprattutto quando, in tempi di crisi, quei 1-2 miliardi annui che deriverebbero da Ici, Ires e 8xMille farebbero comodo per alleggerire il carico della manovra finanziaria sulle fasce più deboli. E' vero, la Chiesa fa tante opere di carità e di sostegno agli afflitti, ai poveri, ai diseredati, e di queste agevolazioni fiscali ne beneficiano proprio tanti di questi enti cattolici caritatevoli: questo è indubitabile. Anche se magari ci aspetteremmo ancora di più in termini di carità dalla Chiesa cattolica, ma queste sono discussioni che non competono a chi deve governare un Paese, al massimo competono ai fedeli della Chiesa.

A chi governa un Paese in maniera democratica interessa solo che non ci siano privilegi e discriminazioni tra i soggetti privati, nemmeno tra chi fa beneficenza: ma allora, anche ammesso che tutte queste agevolazioni vengano sfruttate a fini caritatevoli (e non anche per speculazioni commerciali e immobiliari, come diverse inchieste hanno dimostrato e i vari scandali sorti intorno a "Propaganda Fide" hanno confermato), perchè la Chiesa dovrebbe essere fiscalmente favorita nel fare beneficenza? Nulla vieta alle organizzazioni cattoliche di partecipare agli stessi contributi e agevolazioni che ricevono tutte le altre organizzazioni senza scopo di lucro, mentre a queste ultime è negato di avere le stesse agevolazioni che ha la Chiesa: perchè questa differenza? Qualcuno è in grado di spiegarmelo?

Credo di no. Allora è più che di buon senso chiedere che cadano tutte le agevolazioni fiscali (Ici, Ires, ecc.) concesse in modo esclusivo alla Chiesa (o la loro estensione a tutte le onlus e le associazioni caritatevoli!), così come chiedere l'abolizione dell'8xmille alle confessioni religiose (tra l'altro molte delle quali, tra cui l'Islam, sono escluse; per non parlare dello scandalo dell'8xmille non espresso che finisce in gran parte in mano alla Chiesa, e gli altri piccoli scandali sull'8xmille che meriterebbero un post a parte), dato che tra l'altro esiste già un 5xmille, che magari potrebbe essere ampliato e cui possono già accedere in maniera paritaria tutte le onlus e le attività socialmente rilevanti, tra le quali potrebbero quindi rientrarvi anche le opere caritatevoli della Chiesa e delle altre istituzioni religiose.

Mi sembrano cose logiche, ripeto. Ma non mi stupisco certo che divengano demagogiche e populistiche in Italia, un Paese dove si accetta persino come cosa "ovvia e naturale" che dei crocifissi, ovvero dei simboli religiosi (dunque faziosi, alla stessa stregua di simboli politici), vengano esposti per legge negli istituti pubblici di uno Stato che, sulla carta, dovrebbe essere democratico e dunque laico. Magari difesi dagli stessi che poi nelle proprie azioni politiche, nonchè nelle proprie vite private, fanno carta straccia dei Vangeli e di qualsiasi messaggio cristiano.

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Pubblicato il 22/8/2011 alle 15.11 nella rubrica Diario.

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