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Dodici non sono troppi?



I Radicali Italiani, guidati da Mario Staderini ma, come sempre, con la spinta dell'instancabile duo Pannella-Bonino, si stanno rendendo in questi giorni dell'ennesima campagna referendaria da loro promossa. Stavolta, però, superano loro stessi, richiedendo le firme per promuovere contemporaneamente ben dodici referendum.

Gli argomenti oggetto dei quesiti sono interessantissimi, e in molti casi li condivido, più o meno con convinzione: abolizione del reato di clandestinità e delle norme discriminatorie riguardanti il lavoro dei migranti, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, divorzio breve, destinazione allo Stato della quota dell'8xMille non optata, abolizione del carcere per i reati minori connessi al possesso di droghe leggere, responsabilità civile dei magistrati, abolizione dell'ergastolo, separazione delle carriere, abolizione dei magistrati fuori ruolo, restrizione della custodia cautelare ai soli reati gravi. Ognuno di questi meriterebbe un forte dibattito nella società italiana, a prescindere dall'attuale campagna referendaria (che, comunque, resta sommersa nel silenzio mediatico-istituzionale, come sempre per le campagne promosse dai Radicali).

Però, oggettivamente, dodici sono troppi. Spesso i Radicali si lamentano della scarsa partecipazione ai referendum (cui solo l'ondata emotiva dell'incidente nucleare di Fukushima e la primavera politica "arancione" sono riusciti a porre miracolosamente rimedio nel 2011), ma è pur vero che a questo contribuisce lo svilimento dello strumento referendario di cui proprio gli stessi Radicali si rendono protagonisti. Mi immagino il povero elettore costretto a recarsi nell'urna elettorale con ben dodici schede in mano. E mi chiedo se esprimerebbe un voto effettivamente consapevole, visto che sarebbe oggettivamente difficile fare una buona informazione in contemporanea su dodici quesiti, tra l'altro così complessi. E allora non posso certo biasimare chi maligna ritenendo questa iniziativa, più che una campagna referendaria, una meno nobile iniziativa di "rilancio" di un movimento, quello dei Radicali, così prezioso per la salute della nostra democrazia ma che in fondo alle ultime elezioni Politiche ha ricevuto un consenso infinitesimale (64mila voti in tutta Italia, pari allo 0.19%), rischiando di scomparire definitivamente.

D'altronde, nella società moderna è diventato molto più facile promuovere un referendum, così come le leggi di iniziativa popolare. Forse andrebbero rivisti i meccanismi, a cominciare dai numeri di firme necessarie (almeno raddoppiarli, 1.000.000 per i referendum, 100.000 per le leggi), così da rendere più serie le campagne referendarie, diminuendo il rischio di campagne "spot". Al tempo stesso, però, c'è da focalizzarsi anche su altre storture dello strumento referendario, stavolta a svantaggio dei proponenti: innanzitutto andrebbero finalmente introdotti i referendum propositivi, dando finalmente all'elettorato piena possibilità di partecipazione democratica. Andrebbe rivisto il quorum, perché trovo profondamente ingiusto che chi sceglie di non votare influenzi le decisioni con forza persino maggiore di chi sceglie di votare: quantomeno andrebbe ridotto ad un terzo degli aventi diritto, se non addirittura abolito. Andrebbero concessi ai comitati promotori maggiori spazi televisivi e di propaganda, già in fase di raccolta firme (magari dopo aver superato una certa soglia). Eccetera.

Però, per cortesia, non lasciamo morire lo strumento referendario tra l'indifferenza di una classe politica spaventata dall'azione popolare e gli abusi degli eterni referendari.

P.S. Maggiori informazioni sulla campagna referendaria su www.radicali.itwww.cambiamonoi.itwww.referendumgiustiziagiusta.it.

Francesco Zanfardino - www.discutendo.ilcannocchiale.it

Pubblicato il 10/7/2013 alle 22.53 nella rubrica Diario.

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